L’Italia è parecchio più grande del divano di una discoteca
-- June 28, 2007 @ 11:49 am

Michele Serra per “la Repubblica” - Come ampiamente previsto Fabrizio Corona, il suo chignon, le sue lenti a specchio e i suoi quattrini facili sono diventati un´icona italiana. “L´Italia vuole questo”, dice scendendo e salendo dalla Porsche bianca della flottiglia di Lele Mora. E firma autografi, e dispensa saluti alla piccola folla di aspiranti fichetti e fichette che vedono in lui il lider maximo del Terzo Boom: il primo fu quello della fabbrica, il secondo quello della Borsa, questo qui punta tutto sul rutilante mondo del bordo-piscina.

Molto invitato da radioline e radiolone private, futuro protagonista dei palinsesti (potete giurarci), ha davanti a sé un futuro luminoso: dice di avere contratti “per un milione e mezzo di euro”, e certamente sa già come investire il suo tesoretto privato (al netto delle tasse, speriamo). Una cosa, però, gli andrebbe detta più spesso, e siccome quasi nessuno gliela dice, mi prendo la briga di dirgliela io: non tutta l´Italia “vuole questo”, non tutta lo invidia, non tutta si compiace delle sue gesta. Un sacco di persone considerano quel mondo, sia detto con cordiale liberalità, un mondo miserabile e ridicolo. Da ignorare e/o da compiangere. Gli basterebbe levarsi le lenti nere per almeno trenta secondi per accorgersi che l´Italia è parecchio più grande del divano di una discoteca.

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Young Americans Are Leaning Left
-- June 27, 2007 @ 12:01 pm

spiderman 3

According to a New York Times/CBS News/MTV poll, young Americans are more likely to favor an open-door policy on immigration, the legalization of gay marriage and government-run health care. The poll offers a snapshot of a group whose energy and idealism have always been as alluring to politicians as its scattered focus and shifting interests have been frustrating

Here the article published by the New York Times .

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New York: Gabriel says
-- June 26, 2007 @ 8:07 am

Sun Setting Over Manhattan 017Today my friend Gabriel wrote me an email, he seems quite discouraged in looking for a job in the city…. here what he thinks: “ny is an extremely competitive environment - every job i apply for, someone from harvard applies for… and there already arent that many jobs i want. so i have to make things easier on myself.”

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1 milion of proud people in Rome
-- June 16, 2007 @ 7:36 pm

Gay Pride 32 Gay Pride 17 Piazza San Giovanni: a perdita d'occhio IMG_1332 Romano IMG_1352 IMG_1336 IMG_1342

Arriving by plane, train and 200 special buses, hundred thousands of men and women converged today on the Eternal City from all Italy for the extraordinary Gay Pride 2007 in Rome. The anti-homophobia event, in open defiance of the Catholic Church.

Politicians and Church ignores the bullying and violence which continues against gays, particularly young boys. Last April a 16-year-old, Matteo, tormented by his schoolmates in Turin for allegedly being too girlish, committed suicide. Last week the Italian press reported that another adolescent was beaten to a pulp by his father for being gay–family values, as it were, in action.

However the Church in Italy is not winning its battle in favor of its restrictive version of family values. The numbers of divorces is increased of 74% in the last ten years (source: ISTAT).

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Bush stencil
-- June 10, 2007 @ 2:50 pm

Bush stencil, originally uploaded by pro cras.

spotted on a wall in Rome. apparently Italians don’t love Bush too.

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Bush Visits Rome
-- June 9, 2007 @ 7:02 pm

bush visit rome, originally uploaded by buridda.

I wonder why people in Rome protest against the US President. How can they hate him?
By the way, next Saturday it’s time for the Pride march. I hope for a huge demonstration.

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Bruce LaBruce - Raspberry Reich
-- June 9, 2007 @ 8:51 am


Raspberry Reich is one of the most genial and outrageous movie I’ve ever seen.
Part of the problem with the radical left is they aren’t so good at being autocritical and ironic. Look at the social movements in Italy, France, Germany and Quebec. Instead in New York I see something different: irony without humor — farce without joy.

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Anti-G8 Demonstrations - Hinter Bollhagen (Germany)
-- June 7, 2007 @ 7:05 pm

Anti-G8 Demonstrations (20) - 07Jun07, Hinter Bollhagen (Germany), originally uploaded by philippe leroyer.

As the G8 will be meeting in Heiligendamm from the 6th until the 8th of June, protestors gather in Rostock and organize demonstrations.
Monday, June the 4th, the main protest was about global freedom of movement and equal right for all.
The organizers were waiting for 2000 people, 10 000 showed up.
The protest and march were peaceful all along, despite some tensions at the begining, when the police first refused to let the march happen, and then when they blocked it because of the high number of demonstrators.
Police forces were incredibly numerous.

A small group decided to demonstrate a little bit less dress, to tell the cops that they were not armed, and so not dangerous.
Some photos of this part of the demonstration show some frontal nudity.
use this link to see them : www.flickr.com/gp/52499764@N00/11Y3Ni

[Taken in Rostock (Germany) - 04Jun07]

See all the photos of the G8 protests in this set : 3-8Jun07 - G8 Protests [Event]
See a selection of the best photos of the G8 protests in this set : 3-8Jun07 - G8 Protests [Event] (Best Of)

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Anti-G8 Demonstrations, Rostock (Germany)
-- June 4, 2007 @ 9:53 pm

Anti-G8 Demonstrations (48) - 04Jun07, Rostock (Germany), originally uploaded by philippe leroyer.

As the G8 will be meeting in Heiligendamm protesters gathered in Rostock and organized demonstrations. On Monday, June the 4th, the main protest was about global freedom of movement and equal right for all and a small group decided to demonstrate naked to tell the cops that they were not armed, and so not dangerous.

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Pride Magazine: articolo sul Barebacking
-- June 1, 2007 @ 9:07 pm

La nota enciclopedia online “Wikipedia” definisce la parola “barebacking” in questo modo:

“Il barebacking (letteralmente in inglese “cavalcare a pelo”, cioè senza la sella per proteggersi) designa la pratica dei rapporti sessuali non protetti (soprattutto quelli anali fra uomini), e per estensione una ideologia, diffusa soprattutto al di fuori dell’Italia (Usa, Francia, Germania), che rivendica apertamente questa forma di pratica sessuale e condanna l’uso del sesso sicuro. Nata come pratica rivendicata e volontaria all’interno di una parte della comunità gay americana, tende a propagarsi in Europa e trova sempre più aderenti, in un’epoca in cui l’Aids compie ancora devastazioni.…”

Un campo in cui il barebacking sembra stia spopolando è quello della pornografia, nel quale ormai l’assenza di uso di preservativi è presentata sulla copertina o nei titoli come un pregio. La prassi è diventata talmente comune da passare inosservata, quasi fosse una cosa “tranquilla”. Ma lo è?

Per capirlo abbiamo sentito due voci contrapposte. Da un lato Marco Scalvini, ricercatore italiano in Nordamerica, che del barebacking ha fatto una sua materia di studio, dall’altro Stefano Ragazzi, regista e produttore di video porno gay italiani, che commercializza una “linea” dedicata al barebacking. Milanese di adozione, sociologo di formazione, Scalvini da due anni vive a New York, lavorando presso la New York University. Alla XVI Conferenza Internazionale sull’Aids di Toronto ha presentato uno studio sulla pornografia barebacking.

Da cosa nasce questo tuo interesse sul barebacking?
La mia è stata prima di tutto un’esigenza di capire come e perché stavano cambiando i discorsi relativi al “sesso sicuro”, soprattutto tra gli omosessuali. Nonostante due decenni di formazione al sesso sicuro, il rischio erotico fra uomini gay è diventato ricercato e organizzato. Fioriscono pubblicazioni, siti web, chat, blog, e nel mercato pornografico il barebacking sembra egemone. I commenti giornalistici, quasi all’unanimità, hanno finora trattato il barebacking come comportamento patologico; di fronte però al diffondersi e al successo di tale pratica bisognerebbe affrontare il problema in modo più realistico, senza condizionamenti moralistici. Ma il rischio è che qualunque osservazione puramente oggettiva, priva di pregiudizi, possa poi comparire come giustificazione di un comportamento apparentemente indifendibile. Il mio non nasce quindi come interesse, ma piuttosto come il rifiuto di un atteggiamento che semplicisticamente ho definito irresponsabile, ma che soprattutto contrasta con la lotta e le battaglie che gli attivisti hanno svolto negli anni ’80 per garantire l’accesso alle cure. Io sono diventato sessualmente attivo quando ormai gli “anti-retrovirali” stavano diventando una cura efficace contro l’Aids. Ricordo però che in me e i miei coetanei era ancora viva la paura dell’Hiv. C’erano i racconti delle persone che avevano perso amici o partner, e c’erano le terrificanti immagini della televisione o del cinema. Insomma la paura di morire di Aids era un rischio molto sentito, capace di condizionare le scelte in campo sessuale. Ora si partecipa ad una sorta di amnesia collettiva. Un rifiuto che gli psicanalisti chiamano “disordine post-traumatico”. Lo scambio di sperma, attraverso rapporti anali od orali, viene rappresentato e celebrato dalla pornografia. E si assiste ad un vero bombardamento di stimoli che ineggiano al sesso non protetto.

Come ti spieghi che il barebacking sia diventato la costante di molta produzione di video gay hard? È una risposta al mercato o qualcosa di diverso?
Senza dubbio esiste una relazione tra immaginario erotico e fruizione pornografica. In un brillante articolo, Pornography, ethnography, and the discourse of power, Bill Nichols, professore di film studies, ha scritto della funzione documentaristica (etnografica) del porno. A suo dire la pornografia ha un impulso di testimonianza delle pratiche sessuali e dei loro rapporti con la società. Quindi nella pornografia troviamo le basi per capire cosa stia veramente cambiando nella cultura del sesso. Il porno partecipa come elemento centrale non solo, come Nichols precisa, nella rappresentazione e nel riconoscimento della realtà, ma anche nella costituzione dell’identità sociale. Quindi il porno non solo è una forma di documentazione etnografica, ma anche un mezzo per costruire cosa vediamo e crediamo. È il nostro inconscio rappresentato. Spesso i protagonisti di questi video sono molto giovani, appena diciottenni. Secondo te perché lo fanno? Per soldi, per incoscienza, perché hanno preso tutte le precauzioni? In realtà sono molti gli attori, di tutte le età. Esistono due tipi di produzione, la prima è europea e si basa su una “manodopera” fatta di ragazzi dell’Est, che sicuramente trovano nel porno un modo per vivere la propria omosessualità e di guadagnare qualche soldo. Negli Stati Uniti questi giovani “attori” non sono certamente sfruttati. Si offrono volontari per la produzione dei film. Non lo fanno certamente per soldi (anzi, nella maggioranza delle volte non sono nemmeno pagati) ma piuttosto per l’estrema popolarità che la pornografia ha negli ultimi anni, da quando i new media hanno moltiplicato i canali di accesso. In XTube (versione hard del celebre sito YouTube) impazzano anche video autoprodotti a tema bareback. Questi video amatoriali non hanno mercato, quindi la mia ipotesi è che la pornografia barebacking e in genere il sesso facciano parte di una dinamica più ampia di esibizionismo e voyeurismo, quindi questo confermerebbe che i video non sono altro che una testimonianza di quello che è cambiato nella sfera privata.

Secondo te il barebacking va combattuto?
Se per combattere il barebacking intendiamo attaccare chi produce contenuti pornografici, lo escludo. Non è né un comportamento deviato né una malattia. Il sesso non protetto inoltre non è minoritario, è una fantasia molto comune e una pratica sessuale particolarmente diffusa all’interno della comunità gay. Le uniche armi che si possono usare sono quelle dell’informazione, ma non consiglio di cercare di scoraggiare tale pratica, un tipo di comunicazione simile non avrebbe alcun effetto. Le uniche informazioni che veramente potrebbero essere utili sono quelle relative all’educazione sessuale. Quali sono i rischi e come ridurli. Il raffronto che mi sento di fare è quello per l’uso degli stupefancenti come l’ecstasy. Insomma, campagne di riduzione del danno. Il cui obiettivo dovrebbe essere responsabilizzare e dare informazioni su come ridurre il rischio nel caso si decida di praticare sesso non sicuro.
L’incontro con Stefano Ragazzi è a Bologna, città che aggiunge al suo personalissimo “palmares” gay anche il primato di essere la prima città in Italia dove si ideano e producono video hard. Ragazzi, con il nome d’arte Etienne Villa, lavora in società con Franco Minnelli, pioniere della produzione italiana di video gay. Insieme hanno fondato la “Beegle media” che sarà il marchio d fabbrica per la prima produzione di video gay barebacking italiani. Con lui le prime domande sono molto più dirette.

Perché lo fai?
Per lo stesso motivo per cui, mi auguro, gli altri guardano questo tipo di video: il desiderio di vedere certe pratiche sessuali ma la paura e il rifiuto poi di farle davvero.

Ma ci saranno anche valutazioni più esplicitamente commerciali, no?
La produzione di questo tipo d video sta diventando predominante, anzi sono certo che a breve tutta la produzione di porno gay sia destinata ad essere caratterizzata dal barebacking. Noi ci siamo chiesti: perché aspettare che siano altri a farlo anche qui in Italia? Proviamoci noi. E così abbiamo messo anche degli annunci per fare un primo casting facendo capire bene cosa e chi cercavamo. Mi sono arrivate tante risposte e confesso non ce l’aspettavamo proprio. Adesso, dovremo verificare se oltre all’intenzione ci sarà anche la volontà di fare sul serio.

A quando allora il vostro primo video barebacking?
Pensiamo di muoverci con i primi caldi estivi. Ho già trovato una buona location a Roma, una villa con piscina che si presta alle nostre necessità. Per questo primo video agiremo solo ed esclusivamente con coppie consolidate già tra loro, abituate a fare sesso senza particolari precauzioni. Poi ci saranno tutte le fasi di postproduzione e il video sarà in commercio verso la fine dell’anno. Però intanto mi risulta che vi siete “allenati” a Praga… Una volta deciso questo passo, abbiamo deciso di realizzare un video dove già il barebacking è di casa. Abbiamo trovato un accordo con un manager del posto per cercare i ragazzi giusti e ci siamo trasferiti là per qualche giorno per fare sia riprese che servizi di foto.

Come è stato l’impatto?
Forte. Decisamente forte. I ragazzi là erano molto tranquilli, dei veri professionisti e con loro abbiamo raggiunto anche un bel feeling. In effetti nei Paesi dell’Est si fanno molto meno problemi di noi. Una volta che si sono sincerati che tutti gli attori abbiano almeno 18 anni e spiegato loro bene di che tipo di video si tratta vanno spediti, dritti, senza problemi. E comunque io qualche convulsione ce l’ho avuta. Erano vent’anni minimo che non vedevo sesso nudo, senza alcuna protezione di sorta. Io e il mio socio ci siamo anche guardati in faccia, come dirci: ma cosa stiamo facendo? Ma poi ripeto, anche grazie all’estrema professionalità di questi ragazzi le cose sono filate come dovevano filare e sono certo di aver fatto anche un buon prodotto.

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