Pride Magazine: articolo sul Barebacking
-- June 1, 2007 @ 9:07 pm

La nota enciclopedia online “Wikipedia” definisce la parola “barebacking” in questo modo:

“Il barebacking (letteralmente in inglese “cavalcare a pelo”, cioè senza la sella per proteggersi) designa la pratica dei rapporti sessuali non protetti (soprattutto quelli anali fra uomini), e per estensione una ideologia, diffusa soprattutto al di fuori dell’Italia (Usa, Francia, Germania), che rivendica apertamente questa forma di pratica sessuale e condanna l’uso del sesso sicuro. Nata come pratica rivendicata e volontaria all’interno di una parte della comunità gay americana, tende a propagarsi in Europa e trova sempre più aderenti, in un’epoca in cui l’Aids compie ancora devastazioni.…”

Un campo in cui il barebacking sembra stia spopolando è quello della pornografia, nel quale ormai l’assenza di uso di preservativi è presentata sulla copertina o nei titoli come un pregio. La prassi è diventata talmente comune da passare inosservata, quasi fosse una cosa “tranquilla”. Ma lo è?

Per capirlo abbiamo sentito due voci contrapposte. Da un lato Marco Scalvini, ricercatore italiano in Nordamerica, che del barebacking ha fatto una sua materia di studio, dall’altro Stefano Ragazzi, regista e produttore di video porno gay italiani, che commercializza una “linea” dedicata al barebacking. Milanese di adozione, sociologo di formazione, Scalvini da due anni vive a New York, lavorando presso la New York University. Alla XVI Conferenza Internazionale sull’Aids di Toronto ha presentato uno studio sulla pornografia barebacking.

Da cosa nasce questo tuo interesse sul barebacking?
La mia è stata prima di tutto un’esigenza di capire come e perché stavano cambiando i discorsi relativi al “sesso sicuro”, soprattutto tra gli omosessuali. Nonostante due decenni di formazione al sesso sicuro, il rischio erotico fra uomini gay è diventato ricercato e organizzato. Fioriscono pubblicazioni, siti web, chat, blog, e nel mercato pornografico il barebacking sembra egemone. I commenti giornalistici, quasi all’unanimità, hanno finora trattato il barebacking come comportamento patologico; di fronte però al diffondersi e al successo di tale pratica bisognerebbe affrontare il problema in modo più realistico, senza condizionamenti moralistici. Ma il rischio è che qualunque osservazione puramente oggettiva, priva di pregiudizi, possa poi comparire come giustificazione di un comportamento apparentemente indifendibile. Il mio non nasce quindi come interesse, ma piuttosto come il rifiuto di un atteggiamento che semplicisticamente ho definito irresponsabile, ma che soprattutto contrasta con la lotta e le battaglie che gli attivisti hanno svolto negli anni ’80 per garantire l’accesso alle cure. Io sono diventato sessualmente attivo quando ormai gli “anti-retrovirali” stavano diventando una cura efficace contro l’Aids. Ricordo però che in me e i miei coetanei era ancora viva la paura dell’Hiv. C’erano i racconti delle persone che avevano perso amici o partner, e c’erano le terrificanti immagini della televisione o del cinema. Insomma la paura di morire di Aids era un rischio molto sentito, capace di condizionare le scelte in campo sessuale. Ora si partecipa ad una sorta di amnesia collettiva. Un rifiuto che gli psicanalisti chiamano “disordine post-traumatico”. Lo scambio di sperma, attraverso rapporti anali od orali, viene rappresentato e celebrato dalla pornografia. E si assiste ad un vero bombardamento di stimoli che ineggiano al sesso non protetto.

Come ti spieghi che il barebacking sia diventato la costante di molta produzione di video gay hard? È una risposta al mercato o qualcosa di diverso?
Senza dubbio esiste una relazione tra immaginario erotico e fruizione pornografica. In un brillante articolo, Pornography, ethnography, and the discourse of power, Bill Nichols, professore di film studies, ha scritto della funzione documentaristica (etnografica) del porno. A suo dire la pornografia ha un impulso di testimonianza delle pratiche sessuali e dei loro rapporti con la società. Quindi nella pornografia troviamo le basi per capire cosa stia veramente cambiando nella cultura del sesso. Il porno partecipa come elemento centrale non solo, come Nichols precisa, nella rappresentazione e nel riconoscimento della realtà, ma anche nella costituzione dell’identità sociale. Quindi il porno non solo è una forma di documentazione etnografica, ma anche un mezzo per costruire cosa vediamo e crediamo. È il nostro inconscio rappresentato. Spesso i protagonisti di questi video sono molto giovani, appena diciottenni. Secondo te perché lo fanno? Per soldi, per incoscienza, perché hanno preso tutte le precauzioni? In realtà sono molti gli attori, di tutte le età. Esistono due tipi di produzione, la prima è europea e si basa su una “manodopera” fatta di ragazzi dell’Est, che sicuramente trovano nel porno un modo per vivere la propria omosessualità e di guadagnare qualche soldo. Negli Stati Uniti questi giovani “attori” non sono certamente sfruttati. Si offrono volontari per la produzione dei film. Non lo fanno certamente per soldi (anzi, nella maggioranza delle volte non sono nemmeno pagati) ma piuttosto per l’estrema popolarità che la pornografia ha negli ultimi anni, da quando i new media hanno moltiplicato i canali di accesso. In XTube (versione hard del celebre sito YouTube) impazzano anche video autoprodotti a tema bareback. Questi video amatoriali non hanno mercato, quindi la mia ipotesi è che la pornografia barebacking e in genere il sesso facciano parte di una dinamica più ampia di esibizionismo e voyeurismo, quindi questo confermerebbe che i video non sono altro che una testimonianza di quello che è cambiato nella sfera privata.

Secondo te il barebacking va combattuto?
Se per combattere il barebacking intendiamo attaccare chi produce contenuti pornografici, lo escludo. Non è né un comportamento deviato né una malattia. Il sesso non protetto inoltre non è minoritario, è una fantasia molto comune e una pratica sessuale particolarmente diffusa all’interno della comunità gay. Le uniche armi che si possono usare sono quelle dell’informazione, ma non consiglio di cercare di scoraggiare tale pratica, un tipo di comunicazione simile non avrebbe alcun effetto. Le uniche informazioni che veramente potrebbero essere utili sono quelle relative all’educazione sessuale. Quali sono i rischi e come ridurli. Il raffronto che mi sento di fare è quello per l’uso degli stupefancenti come l’ecstasy. Insomma, campagne di riduzione del danno. Il cui obiettivo dovrebbe essere responsabilizzare e dare informazioni su come ridurre il rischio nel caso si decida di praticare sesso non sicuro.
L’incontro con Stefano Ragazzi è a Bologna, città che aggiunge al suo personalissimo “palmares” gay anche il primato di essere la prima città in Italia dove si ideano e producono video hard. Ragazzi, con il nome d’arte Etienne Villa, lavora in società con Franco Minnelli, pioniere della produzione italiana di video gay. Insieme hanno fondato la “Beegle media” che sarà il marchio d fabbrica per la prima produzione di video gay barebacking italiani. Con lui le prime domande sono molto più dirette.

Perché lo fai?
Per lo stesso motivo per cui, mi auguro, gli altri guardano questo tipo di video: il desiderio di vedere certe pratiche sessuali ma la paura e il rifiuto poi di farle davvero.

Ma ci saranno anche valutazioni più esplicitamente commerciali, no?
La produzione di questo tipo d video sta diventando predominante, anzi sono certo che a breve tutta la produzione di porno gay sia destinata ad essere caratterizzata dal barebacking. Noi ci siamo chiesti: perché aspettare che siano altri a farlo anche qui in Italia? Proviamoci noi. E così abbiamo messo anche degli annunci per fare un primo casting facendo capire bene cosa e chi cercavamo. Mi sono arrivate tante risposte e confesso non ce l’aspettavamo proprio. Adesso, dovremo verificare se oltre all’intenzione ci sarà anche la volontà di fare sul serio.

A quando allora il vostro primo video barebacking?
Pensiamo di muoverci con i primi caldi estivi. Ho già trovato una buona location a Roma, una villa con piscina che si presta alle nostre necessità. Per questo primo video agiremo solo ed esclusivamente con coppie consolidate già tra loro, abituate a fare sesso senza particolari precauzioni. Poi ci saranno tutte le fasi di postproduzione e il video sarà in commercio verso la fine dell’anno. Però intanto mi risulta che vi siete “allenati” a Praga… Una volta deciso questo passo, abbiamo deciso di realizzare un video dove già il barebacking è di casa. Abbiamo trovato un accordo con un manager del posto per cercare i ragazzi giusti e ci siamo trasferiti là per qualche giorno per fare sia riprese che servizi di foto.

Come è stato l’impatto?
Forte. Decisamente forte. I ragazzi là erano molto tranquilli, dei veri professionisti e con loro abbiamo raggiunto anche un bel feeling. In effetti nei Paesi dell’Est si fanno molto meno problemi di noi. Una volta che si sono sincerati che tutti gli attori abbiano almeno 18 anni e spiegato loro bene di che tipo di video si tratta vanno spediti, dritti, senza problemi. E comunque io qualche convulsione ce l’ho avuta. Erano vent’anni minimo che non vedevo sesso nudo, senza alcuna protezione di sorta. Io e il mio socio ci siamo anche guardati in faccia, come dirci: ma cosa stiamo facendo? Ma poi ripeto, anche grazie all’estrema professionalità di questi ragazzi le cose sono filate come dovevano filare e sono certo di aver fatto anche un buon prodotto.

» Posted by admin in category: Me&I, Queer

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