La chiesa reazionaria e la crisi degli intelletuali
-- July 27, 2007 @ 9:07 pm
Angela Azzaro | Liberazione
In Italia la censura non è un fatto nuovo. Ma nell’ultimo periodo, soprattutto dopo il successo del Pride del 16 giugno, si è scatenata contro qualsiasi opera abbia a che fare con l’omosessualità o esprima posizioni diverse o critiche da quelle della Chiesa cattolica. La differenza con il passato è vistosa. Aiuta a capire quello che sta accadendo.
Quando Salò o le centoventi giornate di Sodoma fu proiettato a Parigi il 22 novembre, Pier Paolo Pasolini era morto da poco. Il film, al centro anche delle vicende giudiziarie, era ancora in fase di montaggio quando il corpo del poeta fu trovato privo di vita all’idroscalo di Ostia. Ma fu lo stesso una bomba. Contro il potere, contro i moralismi, contro un’arte accondiscendente. Le polemiche e la censura furono immediati. Ci vollero altri due anni prima che il film potesse essere proiettato nelle sale, potesse circolare, portare in Italia e nel mondo le immagini e le parole di quello che è considerato, insieme a Petrolio , anch’esso postumo, il testamento artistico e morale del grande intellettuale.Pasolini e la censura parlano di una storia che sembra lontana, lontanissima e non tanto per ragioni temporali. Oggi un film così forte, capace di diffondere un messaggio contro il potere e per la sovversione, non c’è, non ci potrebbe essere, e la censura, non meno pesante di un tempo, si accanisce su opere ree di parlare di quello di cui si dovrebbe parlare ogni giorno: sessualità, corpi, libertà. Le due cose sono collegate: perché se la censura è così pesante e si accanisce su film o libri davvero al di sopra di ogni sospetto è perché l’arte, gli artisti, gli intellettuali sono i primi che si autocensurano. Sono i primi che hanno tirato i remi in barca. O se non lo fanno non trovano spazio o uno spazio che viene subito chiuso.
I remi non li hanno tirati però loro, moralisti di Stato e della Chiesa, pronti a scendere in campo contro le schegge di libertà che per fortuna continuano a resistere.
La lista delle ultime settimane fa effetto. Bologna, mostra-evento la Madonna piange sperma del gruppo CarniScelte: censurata. Ancora Bologna, mostra Recombinant women , una serie di tavole bibliche con scritte sull’amore lesbico: censurata. Venezia, Biennale danza, spettacolo Messiah game : tentativo di censura non andato in porto. Milano, mostra “Vade retro” sul rapporto tra arte e omosessualità: censurata. Nei primi due casi è stato il rapporto letale tra Chiesa e istituzioni locali a far raggiungere il pessimo risultato: i rappresentati cattolici chiedono, i politici rispondono senza colpo ferire, poco importa se parte di una giunta di centro sinistra. A volte, come a Milano, la Curia non deve neanche chiedere. E’ la sudditanza dei politici al Vaticano che sta generando il clima irrespirabile. Solo così si può spiegare, non capire, anche il disegno di legge elaborato dal ministro della Cultura Francesco Rutelli, che si è inventato la proposta di mettere il divieto per i film anche ai minori di dieci anni.
Che cosa ha fatto il vicepremier? Incapace di proporre una seria politica culturale arranca. Ma non nel vuoto. Perché dietro la risibile proposta c’è il pieno di una ideologia che vuole imporre a tutti i valori della Santa Sede. Il messaggio dato da Rutelli è chiaro: sono a vostra disposizione. Tanto che il testo non è stato messo al vaglio della categorie del settore, ma delle associazioni cattoliche. Se questa non è censura. E’ una censura a volte mascherata, a volte dichiarata ma che - come conferma la mostra Vade retro - è rivolta contro relazioni, sessualità, desideri che non sono quelli della cosiddetta norma voluta dalla Chiesa. Sotto tiro sono la libertà sessuale e la libertà di gay, lesbiche, transessuali.
Ritorna Pasolini. Certo abusato. Anche da noi. Da tutti. Abusato però forse, ancora di più, da chi sta zitto, da chi, intellettuale, ha abdicato totalmente al suo ruolo. Il salto di qualità nella censura sta nel nuovo clima politico e culturale che si è generato, in cui registi, scrittori, studiosi, donne e uomini impegnati non prendono parola davanti allo scandalo di un’Italietta sempre più integralista.
Non c’entra niente la vecchia storia del rapporto tra arte e impegno o tra forma e contenuto. Non si chiede agli artisti o agli intellettuali di fare proclami, tanto meno di rinunciare alla libertà d’espressione per diventare poeti di corte, anche se una corte che ci piace di più. Si tratta di praticare la rivolta, sempre e comunque, iniziando dalla propria casa, dal proprio contesto. Dire cose scomode, non fare finta di niente. Denunciare il fondamentalismo della Chiesa e dello Stato. Ma certo non possiamo prendercela solo con loro. La responsabilità va rintracciata da varie parti, riguarda anche noi. Perché, forse, siamo stati troppo zitti davanti alle ingerenze della Chiesa, troppo permissivi e oggi ci troviamo in una situazione davvero grave. Le censure di Bologna e Milano andrebbero viste per quello che sono: episodi pericolosissimi, da respingere. Episodi che colpiscono profondamente anche noi. La nostra libertà.
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