Futurismo, parolacce e ´68: così un comico si fa leader
-- September 12, 2007 @ 12:24 am

V-day 05 Filippo Ceccarelli - La Repubblica

Petto in fuori, occhi roteanti e un richiamo: “Italiani!”. Nel suo repertorio figura anche questo numero che evoca Mussolini
Sarcasmo e toni apocalittici, ma è stato tra i primi a cavalcare il tema dell´ambiente e la difesa dei consumatori.Nel dicembre del 2005, quando l´anti-politica era o sembrava ben lontana dal diventare popolare com´è ora, Beppe Grillo lanciò l´idea di far volare due mongolfiere sopra Montecitorio. Fra i due palloni si sarebbe dispiegato uno striscione con la scritta: «Stiamo controllando i nostri dipendenti».Non se ne fece nulla, ma qualche volta la storia riserva lo stesso piccoli segni e curiose figurazioni ricorrenti. Così, 85 anni prima della «grillata», nel gennaio del 1920, l´aviatore Guido Keller, avventuroso compagno di squadriglia di Francesco Baracca, sorvolò effettivamente il palazzo della Camera sganciandogli sopra un vaso da notte ricolmo di rape e carote. Nessuno striscione, in quel caso, ma un biglietto su pergamena: «Guido Keller/ Ala Azione sullo splendore/ dona al Parlamento e al governo che si regge col tempo/ la menzogna e la paura/ la tangibilità allegorica del Loro Valore.
Questo non vuol dire che che Beppe Grillo si ispiri oggi, più o meno consapevolmente, al futurismo. Già di più, certe sue iniziative potrebbero essere influenzate al dadaismo (anche se non sarebbe il solo). Ma certo sia l´aviatore che il comico volevano coprire di disprezzo il «loro» Parlamento, e guarda caso proprio in quel modo lì, dal cielo.
Nel gran buio delle ideologie, cercando di capire se esiste un «Grillo-pensiero», ci si attacca alle lucette del cliccatissimi sito web (ieri per quasi tutto il giorno intasato dai contatti): indizi grafici, quantità di materiale, singole parole-chiave, spezzoni di video-performance. Un mola immensa che restituisce quel che in fondo era noto. Grillo ha fatto sue, seriamente, le tematiche ambientaliste e in particolare energetiche. E´ molto avanti (certo più dei partiti) sul piano della tecnologia e per certi versi della comunicazione, pure teorizzando lo scavalcamento dei sistema dei media. Tiene inoltre assai a cuore gli argomenti, anch´essi evoluti, del consumerismo.
Ma il dato forse più interessante è l´approccio: tra il sarcastico e l´ apocalittico, «Siamo nel delirio» risuona come una specie di tic verbale, come pure: «Andiamo insieme verso la catastrofe». Il tutto si combina e va in scena secondo i dettami di un individualismo molto italiano, a sfondo lievemente anarcoide: ecco il cittadino «normale» schiacciato dai «mostri» dell´economia e dei «Poteri Forti» (nozione di incerta e multipla derivazione). Ma il tutto complicato dal fatto che Grillo è un attore e come tale (tempi, spazi, movimenti, voce, corpo) meglio di qualsiasi politico riesce a mobilitare le emozioni del pubblico innescando prodigiosi dispositivi d´immedesimazione.
Perché anche lo spettacolo, al giorno d´oggi, si può considerare un´ideologia. Ebbene, c´è un pezzo di show in cui il comico genovese ruota gli occhi, gonfia il petto e chiama a pieni polmoni: «Italiani!». Come solo Mussolini. Non c´è dubbio, il modello è quello e lui lo fa benissimo. E anche qui: va da sé che non è fascista, né ha nulla di mussoliniano, anzi. Però nell´immaginario nazionale, di riffa o di raffa, qualcosa di evocativo in quel senso lo smuove.
Non è neanche comunista, Grillo, e pare superfluo farlo notare. Eppure qualcosa di «comunista» nel suo fraseggio si sente: per esempio sulla spietatezza del capitalismo. Così come la battaglia sul precariato s´incrocia con il lessico no-global. Di sicuro parla parecchio sboccato; e questo, più a più o meno definite culture politiche, rimanda al fondatore dell´Uomo Qualunque (e discreto commediografo) Guglielmo Giannini, che agli albori della Repubblica sul turpiloquio esercitò una specie di esclusiva. Alcuni temi qualunquisti, primo fra tutti l´avversione agli intellettuali, trovano oggi dignità sul sito grillista. Tra parentesi: anche Giannini, come oggi il comico sul suo settimanale on line, firmava gli articoli con il disegnino di un vespa, mentre Beppe li firma con un piccolo grillo stilizzato.
Poi si potrà pure sorridere al ricordo che sulla rivista di Andreotti, Concretezza, anche il Divo Giulio intratteneva il lettore somministrandogli anche graficamente dei «mosconi». Ma la ricerca genealogica a ritroso della nuova e sfuggente dottrina anti-politica è ben complicata e necessiterebbe di studi metodici e disciplinati. Per restare alla superficie dell´attualità, Grillo apriva ieri il suo commento con l´espressione, invero piuttosto impegnativa, del «Nuovo Rinascimento». Espressione che - vedi gli scherzetti della storia - lanciò Bettino Craxi, e poi riciclò Veltroni (allora crudelmente sbertucciato da Pietro Citati) e forse pure Bassolino.
C´era poi un riferimento alla manifestazione di Bologna come Woodstock, che fa molto Sessantotto. Mentre l´anatema contro «gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra» lo si è senz´altro letto a suo tempo sulla stampa di destra, sul Borghese, o da quelle parti. Ancora. Sempre ieri c´era un accenno, anzi due, alla politica che «deve creare», fra tante cose, anche «bellezza» e «voglia di famiglia»: e un po´, francamente, veniva da pensare a Sgarbi e al Family-Day. Mentre la polemica contro la «partitocrazia», e non solo quella, deve moltissimo a Marco Pannella.
Echi, tracce, corrispondenze, giochi di specchi nella memoria: le ibridazioni possono continuare a lungo. Un po´ di Bossi, un cucchiaino di Funari, un pizzico di giustizialismo dipietresco, qualche risonanza messianica, i falsi del Male, l´epopea del Gabibbo. Nel puzzle, più che il rifiuto della mediazione, senti la fine compiuta dell´antica linea che separava la destra dalla sinistra. La frontiera è ormai indistinta. Nel sincretismo, anche in quello di Grillo, si gioca la nuova partita della post-democrazia.

» Posted by admin in category: Italica, Underground

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