Conti in tasca, il debito delle famiglie italiane
-- October 31, 2007 @ 1:16 pm

Once were warriors Paolo Baroni, La Stampa

Le famiglie italiane sono sempre più indebitate. Secondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia a fine giugno il rapporto tra debiti e reddito disponibile ha raggiunto quota 49%, due punti percentuali in più rispetto ad un anno prima. In pratica prestiti, mutui e finanziamenti vari arrivano ad impegnare quasi la metà degli introiti mensili di una famiglia. Solamente 6 anni fa, nel 2001, questa percentuale superava di poco il 30%. Il totale fa 350,2 miliardi di euro: 273, 1 sulle spalle del Centro Nord ed altri 77,1 in conto al Sud.

I consumatori tornano all’attacco delle banche rilanciando l’allarme mutui e prevedendo per i prossimi mesi condizioni di vita sempre più difficili per molte famiglie, esperti invece invitano a non drammatizzare perchè “nonostante questo picco, restiamo sempre tra i meno indebitati al mondo”. Scorrendo i grafici vediamo che la fetta più grossa, poco meno del 40% del reddito disponibile, è rappresentato da prestiti bancari a medio e lungo termine, in particolare mutui-casa. Il resto sono prestiti bancari a breve e prestiti non bancari, quelli erogati spesso a carissimo prezzo dalle finanziarie. Non solo cresce il peso del debito, ma per colpa dell’aumento dei tassi il fardello si è fatto anche molto più pesante: gli interessi ora arrivano bruciare il 7,3% del reddito disponibile con un aumento di mezzo punto rispetto al dicembre 2006. In realtà il caro-denaro, cresciuto in maniera considerevole negli ultimi tempi in seguito al rialzo dei tassi ufficiali ed alle turbolenze dei mercati, ha prodotto anche un altro effetto: il debito delle famiglie, pur continuando a crescere (+10,3% a giugno), sale meno di un tempo. A decelerare sono stati sia i mutui per l’acquisto delle abitazioni (+9,5 contro il +12,6% di dicembre), sia il credito al consumo (+9,9 contro +13%). I dati più recenti, riferiti ad agosto, segnalano però una nuova accelerazione dei mutui casa (+9,8%) ed un ulteriore rallentamento del credito al consumo (+6,8%). Su queste dinamiche non è certamente secondario l’andamento dei consumi, saliti del 2% su base annua con un picco del +3,5% alla voce “servizi e beni durevoli”. Che per i due quinti è frutto dell’incremento degli acquisti di auto, favoriti dai contributi per la rottamazione. Mentre le spese per gli alimentari, in flessione da oltre un anno, continuano a calare. I consumatori dell’Adusbef puntano il dito contro “l’erosione dei redditi del ceto medio”, la “forte pressione fiscale che drena risorse”, e soprattutto “la crisi dei mutui subprime americani, i cui effetti, nonostante siano stati negati anche da Bankitalia, si fanno sentire negativamente, con una capacità di spesa frenata dal pessimismo”. “L’indebitamento delle famiglie è certamente crescente - rileva invece il responsabile del centro studi Confcommercio, Mariano Bella -. Ma siamo ancora lontani dal livello degli altri paesi”. E a suo parere “non ci sono i numeri per prevedere una radicale caduta dei consumi. Semmai quello che emerge è sempre più un problema di reddito disponibile, sempre più basso, e sempre più penalizzato dalla scarsa produttività del lavoro e del capitale”.
Anche Vaciago non si sorprende di fronte alle cifre di Bankitalia.
“Come sempre questo paese di fronte a cose nuove si spaventa - spiega - ed ora siamo tutti terrorizzati dal debito delle famiglie” “. La sua teoria, “da tanti anni”, è che “la somma dei due debiti, quello pubblico e quello delle famiglie, sia sostanzialmente stabile: si può avere tanto debito pubblico e poco debito privato o viceversa. E se scende il primo, come è avvenuto di recente in Italia (dove siamo passati dal 130 al 107% del Pil), sale il secondo. Inevitabilmente”. Anche il caro-denaro non deve spaventare: “Ragioniamo in maniera razionale: una famiglia che ha stipulato un mutuo per la casa mantenendo un rapporto ragionevole rate/reddito vedrà crescere il valore dell’immobile molto di più dell’aumento dei tassi. Le rate sono troppo pesanti? So benissimo che molti faticano a pagare e che ci sono casi disperati con gente che è costretta a rivolgersi alle finanziarie o agli strozzini, ma invito tutti a tenere duro. Perchè entro un anno i tassi torneranno a scendere. Per i casi più disperati, invece, bisognerebbe approntare un fondo di solidarietà magari attingendo fondi dai famosi conti dormienti. A proposito che fine hanno fatto, perchè non se ne parla più?”.

IL DEBITO DELLE FAMIGLIE
La storia FLAVIA AMABILE ROMA Non siamo dei bamboccioni, siamo degli indebitati fino al collo”. Dario è uno che le cose non le manda a dire, e a lui come a tanti quella parola del ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa non è andata giù. “Perchè per noi trentenni non esistono alternative: o hai la famiglia che ti mantiene, o fai quello che puoi con le carte, il credito al consumo, i mutui e le rate”. Dario Resta è sposato da quattro anni e ogni mattina al risveglio sa di avere almeno 1600 euro di spese fisse al mese, solo per assicurarsi la sopravvivenza nella situazione attuale. Visto che di euro lui e la moglie ne guadagnano poco più di duemila, fatevi i conti voi su quale sia il suo stato d’animo al momento di alzarsi, soprattutto negli ultimi tempi quando i tassi hanno ripreso a correre e i soldi a uscire dal suo portafoglio. Il punto è che la famiglia è lontana, anche volendo non avrebbe potuto installarsi a casa di mammà. Ha dovuto comprarla, la casa. Quartiere Torrevecchia, periferia romana, appartamento di 90 metri quadrati, 200 mila euro. Dario è un impiegato dell’Asl, la moglie è commessa (assunta con un contratto regolare) in un negozio, la banca acconsente, concede il mutuo, a tasso variabile. All’inizio la rata si aggirava intorno ai 700 euro. In due anni cambiano gli scenari macroeconomici mondiali e anche quelli microeconomici della piccola famiglia di Torrevecchia: il tasso aumenta del 20%. Il calcolo è presto fatto: sono 140 euro in più ogni mese grazie alle decisioni della Bce, la banca centrale europea che ha portato i tassi al 4%. Dario e la moglie potrebbero rinegoziare il mutuo, allungando il periodo di restituzione della somma. “Abbiamo fatto un primo sondaggio in banca, ma ci siamo resi conto che ci conveniva di più stringere ancora un pò la cinghia e continuare così finchè si poteva”. E così ogni mese ora sborsano 840 euro. È chiaro però che quando metti su casa, qualcosa la devi comprare: mobili, frigorifero, lavatrice, uno stereo e elettrodomestici di vario tipo. Se hai già speso tutto quello che hai per la casa non ti resta che ricorrere alle tentazioni del credito al consumo. “Abbiamo trovato una carta che ci sembrava fare al caso nostro, una di quelle che sembrano un conto aperto. Ogni mese paghi la tua rata, e se acquisti qualcos’altro aggiungi la somma a quella precedente e allunghi soltanto la durata del pagamento. Solo così abbiamo potuto comprare frigorifero, lavatrice e uno stereo compatto”. E in totale quanto pagano al mese? “Sui 70 euro”, risponde. Il problema anche in questo caso non è la rata ma il tasso di interesse. “Fino a tre anni fa era del 17%, ora siamo arrivati al 20%. Si tratta di cifre limitate perchè l’aumento alla fine si aggira intorno ai 15 euro ma nella situazione in cui ci troviamo dobbiamo stare attenti davvero a tutto e anche poche decine di euro possono farci stare a digiuno gli ultimi giorni del mese”. Abitare alla periferia di Roma significa dover avere per forza l’auto. “I mezzi pubblici sono spaventosi. In centro più o meno passano di frequente, qui da noi finisci per aspettare anche mezz’ora o tre quarti d’ora, non potremmo mai andare al lavoro”. E così va a finire che prendono insieme l’auto. La moglie accompagna Dario che ha il cartellino da timbrare alle otto del mattino, poi va a parcheggiare nei pressi di una stazione della metropolitana e raggiunge il negozio con i treni della linea A. “Abbiamo acquistato una Opel a rate - racconta Dario - Fra due anni finiremo di pagarla, per il momento sono altri 190 euro al mese. Provate a sommare le tre rate, arriverete a circa 1100 euro al mese. Aggiungetene altri 500 di spese per cibo e bollette e raggiungerete gli almeno 1600 euro che ogni mese incombono sulla vita di Dario e della moglie. Ne restano altri 400 per vestiti per due, una pizza un giorno a settimana, un film da vedere in Dvd e poco altro. Da un mese c’è un problema in più. Se uno si sposa e mette su casa capita che prima o poi possa arrivare un figlio. A loro è capitato e i conti sono saltati completamente. “Rinunceremo a acquistare altri elettrodomestici con la carta di consumo. Forse rinunceremo anche all’auto - riflette Dario - dobbiamo fare un pò di conti, ma così non ce la facciamo. Avete idea di quanto costa un pacco di pannolini? E di quanti ne servono al giorno per un neonato di quattro settimane?”.

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